Hack attacks

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Led Inside…. Yeah!

Usando il concetto “DIY" si continua sempre a personalizzare gli oggetti di uso comune e qualche anno fa, stufo di non vederci quasi nulla all’interno della macchina la sera, ho deciso di costruire un "punto luce" a led da sostituire al posto della classica lampadina "tutto vetro" da 5 Watt (sisi, proprio quelle che si bruciano di continuo :-S).

Presa una basetta 1000 fori, qualche avanzo di led SMD da una striscia non funzionante, ho iniziato questo lavoretto easy ma che richiede un po’ di pazienza (chi salda componenti SMD sa bene quanto siano “simpatici” da saldare e soprattutto da far restare al posto giusto durante l’operazione).

Ho dunque “ritagliato” la basetta mille fori e collegato 12 led con lo schema riportato nell’immagine seguente:

Questo schema mette in serie tra loro 4 led ripetuti in 3 paralleli.

Il collegamento risulta molto “easy” e non richiede collegamenti esagerati (tranne 2 fili sul retro).

Montato il tutto… quando si apre la porta “ci si flasha che è un piacere" e si vede praticamente a giorno! XD

Come si vede l’attacco è rimovibile, ho ricreato la stessa connessione che aveva la lampadina originale:

Con l’alimentazione:

Rimontato il tutto:

Vantaggi dell’applicazione:

1) Maggior luminosità;

2) Minor consumo elettrico (prima la lampadina consumava 5 Watt, ora i led sono alimentati da una corrente di 30mA, facendo un rapido conto: 30mA x 3 rami= 90mA; la potenza possiamo calcolarla come P=V x I =12 volt x 90mA = 1080mW = 1,08W ) e dunque minor consumo di carburante a lungo andare, buona cosa sarebbe fare l’intera illuminazione della macchina a led, si risparmierebbero dai 100 ai 150W… Ma se lo fanno dalle case costruttrici va tutto bene…. altrimenti so’ c****… ehm, contravvenzioni!;

2bis) Chi starà pensando: “si ma non viaggio con la luce dell’abitacolo accesa ecc ecc ecc…” forse non ha pensato al fatto che tanta gente si dimentica una notte quella “piiiiiiccola” lampadinetta da “soli” 5W accesa in macchina e la mattina seguente, magari in un bel mese invernale, non mette più in moto la macchina perchè la batteria si è scaricata…
Con questa soluzione a led, che consuma un quinto di potenza, sicuramente, anche se se la dimentica accesa, avrà più possibilità di partire ;-D.

3) La vita dei led è molto maggiore rispetto alla vita delle lampadine ad incandescenza, soprattutto per quelle da 5Watt che si bruciano che è una “meraviglia”;

4) Non spendo soldi/tempo per cambiare la lampadina quando si fulmina!


P.s Buon 2014 e good Work! ;-)


Alexandre.

Archiviato in led smd car auto DIY illuminazione 2014 elettronica

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Lcd & Arduino, Do it yourself!

Ho ritrovato la password per accedere al blog!!!
Scherzo, ho giusto 2 secondi liberi per poterci scrivere sopra, giusto per non farlo diventare un blog “morto”.

Negli articoli precedenti avevo scritto qualche articolo riguardante la scheda Arduino, e una sua possibile applicazione era abbinata ad un lcd 16x2.

Cosa si può fare con questo abbinamento?
In realtà tutto… Basta un po’ di fantasia (e tempo)!

Personalmente ho creato questo progetto per controllare vari “device”
elettronici tramite un menu molto semplice, che permette di abilitarli e dunque visualizzare lo stato proprio tramite LCD.

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Questo è il “work in progress” dove sto creando “l’interfaccia input/output” che è semplicemente l’insieme di 4 pulsanti (input) e LCD (output) il tutto montato su una basetta di plexiglass dimensione DIN radio.
Non si nota (era proprio questo lo scopo :-P), ma è nascosto anche un sensore infrarosso che può essere usato come input da “remoto”.

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Il tutto montato risulta:
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Per adesso sono collegati i led che negli articoli precedenti avevo descritto e un sensore temperatura, ovviamente si possono collegare molte cose in più!
Tanto per ricordare Arduino Mega ha 54 I/O digitali, bisogna averne di fantasia per occuparli tutti!

Posto il codice che può essere utile a qualcuno, che come me, ha cercato in giro sul web trovando cose magari troppo complicate per le semplici funzioni richieste:
P.s purtroppo non riesco a postare il codice come testo, tumblr “taglia” dei pezzi dopo averlo pubblicato…

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e continuate così per tutte le altre pagine che volete aggiungere ripetendo l’ultimo blocchetto di “pagina n” e cambiando la variabile di buttonPushCounter in base a quanti blocchetti avete messo.

Il Serial.print serve quando si programma Arduino, in modo tale da vedere i risultati in modo seriale.

Buon divertimento a tutti!

Alexandre

Archiviato in Arduino LCD Auto

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File shredding - Cancellare i dati dal disco rigido

Il nostro computer, e in particolare l’hard disk, contiene tantissime informazioni non solo su come lo utilizziamo, ma anche riguardanti la nostra persona.

Ci sentiamo tranquilli quando cancelliamo un file (anche dal cestino) perchè crediamo che nessuno potrà visualizzarlo di nuovo; tuttavia questo non è vero, infatti non è raro sentir parlare di indagini risolte tramite l’acquisizione di informazioni dal pc dell’indiziato.

Senza entrare nel merito della questione privacy, voglio parlare di come cancellare “effettivamente” i file dal disco o perlomeno renderne difficile la lettura.

Iniziamo a parlare dei file (ovviamente facendo un discorso generale). I file sono dei lunghi insiemi di bit che, interpretati in modo corretto, portano delle informazioni di tipo generico. Questi bit vengono scritti sull’hard disk o su altre periferiche di memorizzazione. Visto che i file vengono modificati spesso e non è possibile conoscere quanto spazio occuperanno, sono distribuiti in vari settori non contigui del disco e le posizioni di questi “pezzi” sono scritti in tabelle poste in posizioni specifiche del disco, a seconda della codifica che viene utilizzata (FAT16, FAT32, NTFS, EX3 etc..).

Quando si cancella un file tramite i comandi del computer (intendo anche dal cestino), quello che si esegue è un “unlink” ovvero si cancella il riferimento di quelle zone del file dalla tabella di cui parlavo. In questo modo non si riesce più ad accedere al file. Tuttavia, in laboratorio, è possibile ricostruire il contenuto, anche dopo che questa zona è stata sovrascritta!

Per evitare questo si utilizza una tecnica particolare, ovvero si scrivono più volte dati casuali su quelle zone dove erano salvati i file, prima di effettuare l’unlink. Così facendo è possibile non dico cancellare, ma almeno rendere molto difficile la lettura dei file eliminati. Il comando da utilizzare è “shred" che significa "fare a pezzi i documenti”.

Questa funzionalità, presente su ogni sistema GNU-Linux (“shred” è infatti parte del pacchetto “CoreUtils”, ovvero le minime funzioni che secondo il progetto GNU un computer dovrebbe avere), non è presente di default su Windows. Facendo una veloce ricerca su Internet si trovano moltissimi programmini, di cui però non si riesce a capire l’affidabilità. Tuttavia, esiste un porting delle CoreUtils per windows che risolve il problema, anche se l’ultimo aggiornamento risale al 2005, ben sette anni fa!

A questo punto, per chi ha installato MinGW-get sul proprio computer, c’è un’alternativa: il pacchetto CoreUtils di MSYS che è molto più recente, ma necessita appunto MinGW-get per funzionare!

Per installare i componenti necessari ad usare shred, si devono seguire questi passaggi:

  • Aprire la Shell di MinGW cliccando su Start -> Tutti i Programmi -> MinGW -> MinGW Shell (come in figura)
    Le immagini di questo articolo sono state create da Marco Manino e sono rilasciate con licenza Creative Common Attribuition

  • -Scrivere: mingw-get install msys-core msys-coreutils-bin
E’ necessaria una connessione a Internet per scaricare i pacchetti. Dopo questa operazione è possibile usare shred, sia dalla shell di MinGW, sia dalla normale console dei comandi di Windows; tuttavia per poter utilizzare shred in quest’ultima, è necessario specificare il nome completo del file, quindi al posto di shred, si dovrà scrivere:

PathToMinGW\msys\1.0\bin\shred

Dove PathToMinGW è il percorso della cartella che contiene MinGW, che cambia a seconda della propria installazione. Nel mio caso per esempio sarebbe: “C:\MinGW” (senza virgolette). L’immagine qui sotto mostra il risultato dell’utilizzo del comando “shred —help”. Tramite questo si possono stampare l’utilizzo e le informazioni riguardanti questa utilità.


Il risultato della chiamata “shred —help” tramite il promt dei comandi di Windows

Marco Manino

Archiviato in cancellare file shred gnu windows sicurezza

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Amplificatore audio da 50W con integrato TDA2050

Come tutti voi sapete, l’elettronica è un settore che continua sempre la sua evoluzione e ci stupisce sempre di più con componenti più piccoli e più potenti.
Forse il settore dei computer è quello che fa risaltare di più questo aspetto, in quanto le dimesioni ormai dell’ordine dei micron riguardanti gli elementi base nei micro-processori, sono sotto gli occhi di tutti.

Quello che voglio presentarvi, con quest’ultimo blog post per il corso Rivoluzione Digitale, è un integrato particolare, chiamato TDA2050, che fa parte della famiglia degli amplificatori operazionali (tutti rappresentati con quel triangolo nello schema).


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(questa immagine è stata presa direttamente dal datasheet della casa produttrice, il quale è liberamente disponibile in rete).

Questo componente può funzionare in due maniere:
1) alimentazione singola a +50Vcc sul piedino 5 e 0Vcc sul piedino 3;
2) alimentazione duale da +12Vcc fino a +25Vcc sul piedino 5 e da -12Vcc a -25Vcc sul piedino 3.

Lo schema che vi ho proposto rappresenta il funzionamento con alimentazione duale, cambiano pochi componenti dall’altra soluzione e generalmente si adotta questo funzionamento sugli amplificatori operazionali, per il semplice motivo che anche l’uscita (piedino 4) può oscillare tra valori positivi e negativi.

A differenza degli altri operazionali come il 741, il TDA2050 ha 5 piedini, questo è dovuto al fatto che il tutto è stato inglobato in un involucro chiamato “Pentawatt”, che sono involucri particolari che consentono il collegamento di dissipatori termici per ovviare a problemi di temperatura che potrebbero crearsi durante l’uso, se ci pensate un attimo questo integrato eroga 50W ed è grande come un’unghia.

Quando m’interessai a questo progetto, rimasi stupido dal fatto che al suo interno, contiene anche due protezioni: protezione termica e protezione contro i corto-circuiti, che si possono notare nel seguente schema interno:


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Con 28W in RMS (valore efficace) si ha una distorsione dello 0,5% con alimentazione duale a 22Vcc, mentre con 35W in RMS (equivalgono a quei 50W di assorbimento) si ha il 10% di distorsione.
Ecco un valido motivo per il quale gli stadi di amplificazione, sono costituiti da più amplificatori posti in cascata, i quali non hanno il guadagno massimo proprio per rimanere in certi limiti accettabili di distorsione.

Data ora una spiegazione generale del circuito, passo ora ad analizzare in dettaglio i componenti esterni che compongono le reti di input, output e regolazione:
Il circuito è piuttosto semplice: il segnale che vogliamo amplificare entra sul piedino 1 (ingresso non invertente), attraverso il condensatore C1; la resistenza R1 determina l’impedenza d’ingresso.
Tagliando l’ingresso si nota una configurazione che ricorda (e riproduce) un filtro passa alto C-R:

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Calcolando:
ω di taglio:1/RxC = 1/τ = 1/0,022= 45,45 rad/sec
Frequenza di taglio: ω/2π = 45,45/6,28 = 7,23Hz
Tutte le frequenze superiori a quella di taglio entreranno nell’amplificatore.
(infatti il datasheet riporta che la banda passante è tra 8 e 20KHz)
Le resistenze R2 ed R3 costituiscono la rete di controreazione, determinando il guadagno dell’amplificatore (tenendo anche conto dell’impedenza generalizzata presentata dal condensatore): diminuendo il valore di R2, oppure aumentando quello di R3, il guadagno dell’amplificatore aumenta.

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I condensatori C3, C4, C5 e C6 hanno la funzione di by-pass sulla tensione di alimentazione, e servono a prevenire possibili oscillazioni, sono di capacità diverse perchè hanno un tempo di risposta diverso, il condensatore più piccolo risponderà bene a frequenze più alte e viceversa.
Queste oscillazioni ad esempio possono essere dovute al suono in uscita che può contenere molti suoni bassi che generano di solito un assorbimento notevole sull’alimentazione.
Anche la rete R4+C7, in parallelo al carico, ha lo scopo di prevenire le oscillazioni, garantendo stabilità alle diverse frequenze.

Ecco ora le foto del mio progetto, dotato di dissipatore e morsettiera per il collegamento delle casse, dell’input e dell’alimentazione:

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Alexandre

Archiviato in microprocessori TDA2050 amplificatore operazionale Watt RMS

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Un 555 per il Gillier-Pantone

Dopo aver mostrato il sistema Gillier Pantone come prototipo, vorrei proporvi ora uno sviluppo come successivo miglioramento dello stesso, si tratta infatti di un controllo elettronico applicato per gestire la quantità di vapore che dev’essere prodotta.

E’ consigliato, a chi non avesse letto il primo post su questo sistema, di leggere: Sistema Gillier-Pantone.

Questo è il “nuovo” prototipo che ho sviluppato:
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Ovviamente il sistema è in “Beta”, non esiste mai niente di definitivo perchè si migliora sempre!

Le modifiche apportate sono semplici:
- rimosso il “bulleur” (come lo chiamano i francesi);
- rimosso il sistema per mantenere il livello costante d’acqua all’interno di esso;
- è stato aggiunto un circuito elettronico composto da un astabile NE555;
- è stata inoltre inserita una pompa elettrica con una valvola unidirezionale sul condotto di mandata dell’acqua dal serbatoio alla marmitta.


La parte interessante è la gestione, molto semplice ma funzionale:
il 555 è un componente che può essere usato in diversi modi, può essere utilizzato come:

-monostabile per generare solo uno “scalino” logico, ossia un temporizzatore che cambia il suo stato di uscita da “low” a “high” solo una volta;
-astabile, cambia il livello logico d’uscita infinite volte, sempre tra due livelli “low” and “high”.

Il funzionamento come astabile dovrebbe essere conosciuto dagli informatici in quanto questo segnale è generatore di onda quadra, chiamata clock su una frequenza decisa a seconda del circuito che si vuole comandare.

Giusto per dare un’idea di seguito delle immagini tratte da wikipedia con licenza creative commons SA:


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R1, R2 e C sono tre parametri da modificare per avere:

-duty cycle;
-frequenza;
-periodo.

La formula per calcolarli è semplicemente:

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anche se a dire il vero, io ne uso un’altra che avevo ricavato con relazioni che non usa il logaritmo.

Detto questo, passo ora a mostrarvi il circuito che ho progettato e realizzato per comandare la pompa dell’acqua con un battito di clock ogni 6 secondi per 30 millisecondi di ciclo utile.

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Purtroppo si vede poco, ma si capisce che il 555 con il suo segnale in uscita comanda un transistor (BJT) che a sua volta comanda un relè che va ad alimentare la pompa.
Questo è uno stadio di amplificazione perchè il 555 ha soli 200mA di corrente in uscita e non riuscirebbe ad attivare il relè (tanto meno la pompa), quindi, inviando un segnale “HIGH” sulla base del transistor, porta quest’ultimo in conduzione.
Il BJT sopporta sull’emettitore (quel piedino con la freccia) 500mA che sono sufficienti per comandare il relè (ma sempre troppo pochi per comandare la pompa).

Ecco ora motivato lo stadio di amplificazione.
“Zoommando” questo stadio si vede che in realtà funziona con logica inversa

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La barra che si vede sul relè, raffigurata in questa maniera —|\|— vuol dire che quello è un contatto normalmente chiuso, cioè se il relè non è alimentato, ne consegue che il motore è sempre collegato all’alimentazione. Questo perchè se si analizza solo il 555 si vede che si ha un dutycycle quasi sempre a livello alto (99%) perchè resta 6 secondi su HIGH e 30ms su LOW, in logica combinatoria, negando questo stato (come fa il relè) si ha l’opposto (effetto NOT), quindi il motore riceverà 30ms HIGH e 6 secondi LOW. Ho dovuto fare questo perchè il 555, purtroppo, non sopporta un duty cycle sul livello HIGH come 1%.

Riassumendo:
-con il piedino di output del 555 sul livello HIGH, il relè viene eccitato, il suo rispettivo contatto aperto, e il motore non ha alimentazione (livello LOW sul motore).
-con il 555 su LOW, il relè non è eccitato, per sua natura ha contatto normalmente chiuso, dunque il motore è alimentato (livello HIGH).

Questo controllo elettronico serve per escludere questo sistema quando non si vuole usare, molto comodo perchè si può comandare tramite un semplice interruttore posto vicino al guidatore.

Nel post precedente mi ero scordato di citare un sito: Quant’Homme dove sono presenti soluzioni più o meno applicabili per le energie rinnovabili.

Alexandre

Archiviato in Gillier-Pantone Astabile NE555 Quant'Homme BJT Logica combinatoria Relè Dopage a l'eau

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L’ era del grafene

Il grafene è un materiale ottenuto, in laboratorio, tramite la lavorazione della grafite, ha una forma esagonale ed è distribuito in foglio sottilissimi dello spessore di un solo atomo.

Questo materiale è un ottimo conduttore e per questo sta avendo un grandissimo successo per la produzione di transistor e altre componenti di elettronica, ampio utilizzo potrebbe trovare nella produzione di pannelli fotovoltaici. Si riscontrano prestazioni da brivido..

prestazioni dalle due alle tre volte maggiori rispetto ai transistor tradizionali al silicio

il grafene ha toccato il record di velocità di un transistor all’UCLA raggiungendo i 300 GHz, analoghi transistor realizzati con tecnologie all’arseniuro di gallio hanno una frequenza massima di 40 GHz.


La capacita di memorizzazione di questo materiale “prodigioso” è altissima, o meglio la sua tendenza alla miniaturizzazione è più elevate di quella del silicio, si parla di 10 nm contro i 22 nm (nanometri), questo significa memorizzare la stessa quantità di dati in meno della metà dello spazio fisico.

Per quanto riguarda i limiti del grafene sono quelli fisici, cioè ormai la tecnologia riesce a trasportare le informazioni grazie a un solo atomo, meglio di cosi non si può…

Parlando dei difetti di questo materiale, dobbiamo deludervi poiché non ha difetti, escludendo quelli strutturali che però sono eliminabili… ma a un costo ancora alto.

Per informazioni più dettagliate consiglio:
wikinoticia
Tom’s hardware
o in inglese
BBC news

Bonasera Alessandro

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Digitalizziamo l’auto con un Vu-meter!

In un mondo sempre più digitale ed ergonomico, si cerca di adattare cose già esistenti per un uso migliore nei propri interessi…

Le possibilità attuative ci sono, l'elettronica al giorno d'oggi offre migliaia di soluzioni e se la si conosce un po’ basta poco per modificare qualcosa e renderlo speciale ed unico!

Ho pensato così di realizzare un Vu-meter da montare in macchina, con elettronica open-source e circuiti auto-realizzati.

Il tutto si compone di una serie di led montati nella console centrale, dietro il cambio, gestiti dalla fantastica scheda elettronica open source Arduino!

Il funzionamento è semplice, ho realizzato una scheda elettronica che “cattura” il suono prodotto dall’autoradio tramite un microfono capacitivo, il segnale captato dal microfono viene amplificato da un amplificatore operazionale 741 ed inviato all’ingresso analogico di Arduino.

Ecco ora alcune foto e schemi del lavoro che ho svolto:

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Questo è lo schema che “cattura” il suono, MIC ovviamente è il microfono mentre quel “triangolo” giallo è l’amplificatore operazionale.

Spiego velocemente come funziona:

L’operazionale, alimentato a 5 Vcc è bilanciato da un partitore di tensione creato dalle due resistenze R3 ed R4, in questo modo, siccome le resistenze sono uguali, si ha la metà della tensione, cioè il piedino positivo (3) dell’operazionale è alimentato con 2.5Vcc. La resistenza R5 è la “retroazione” e permette di regolare quello che gli anglosassoni chiamano: gain, che tradotto sarebbe il guadagno dell’amplificatore, cioè quanto amplifica.

Il segnale in uscita dall’operazionale (Vout) viene dunque stabilito secondo la relazione Vout = - (R5/R2)*Vin con Vin tensione d’ingresso (quella su R2).

Molto “easy” la formula siccome è collegato in modalità invertente, cioè applicando una tensione positiva in ingresso, in uscita si ha una tensione negativa e viceversa.

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Ecco tutto lo schema precedente montato, quell’integrato a destra dell’euro è un F4558, ha le stesse dimensioni del 741, ma è un dual amplifier… Lo ammetto, non avevo libero un 741 per poterlo fotografare!

Dato il simpatico montaggio, ho trovato utile collegare anche un jack femmina per poter attaccare le cuffiette audio, in questo caso lo posso usare anche come amplificatore di suono ambientale (spero che non serva per la vecchiaia!)

Questa era la parte di elettronica pura, continuo con le foto riguardanti il montaggio sulla macchina:

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image

"Pacchetto" di resistenze per limitare la corrente a 20 mA nei led:image

image

Siccome la scheda può essere programmata, il funzionamento di questi led può essere usato per altri scopi senza smontare più niente! Ad esempio si può programmare per un Led-chaser ed avere un effetto simile a KITT Super Car, famosa macchina del telefilm: Knight Rider.

Siccome è tutto Open Source, posto anche il codice:

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Il video, per problemi di incorporamento, lo trovate nel post sottostante.

Alexandre

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GPL v3.0

Parlando di open source, non si può evitare di parlare delle licenze ad esso collegate. Sono convinto che pochi leggano davvero le parole ispirate dai principi “liberi” del preambolo di una delle licenze più usate in assoluto in ambito open: la General Public License.


GNU GPL LogoImmagine presa direttamente dal sito www.gnu.org, rilasciato anch’esso sotto la GPL v3.



Per questo motivo mi sono permesso di tradurre personalmente questo preambolo e lo posto qui affinché chiunque possa leggerlo. Sono sicuro che da qualche parte sia stata già tradotta integralmente, ma ho cercato comunque di essere il più letterale possibile e di non dare interpretazioni al testo di modo che chiunque legga possa trarre le sue conclusioni.

Vi lascio al testo:


La Licenza Pubblica Generale GNU è una licenza copyleft libera per software e altri tipi di lavori.

Le licenze per la maggior parte del software e altri lavori pratici sono progettate per toglierti la libertà di condividere e modificare i lavori. Invece, la Licenza Pubblica Generale GNU è pensata per garantire la tua libertà di condividere e modificare tutte le versioni di un programma--per assicurare che rimanga software libero per tutti i suoi utenti. Noi, la Fondazione Software Libero, usiamo la Licenza Pubblica Generale per la maggior parte del nostro software; si applica anche a qualsiasi altro lavoro rilasciato dai suoi autori. Puoi usarlo anche tu per i tuoi programmi.

Quando parliamo di software libero, ci riferiamo alla libertà, non al prezzo. La nostra Licenza Pubblica Generale è progettata per assicurare che tu abbia la libertà di distribuire copie di software libero (e farti pagere per esse se lo desideri), che tu riceva il codice sorgente o possa riceverlo se lo vuoi, che tu possa modificare il software o usare parte di esso in nuovi programmi liberi, e che tu sappia di poter fare queste cose.

Per proteggere i tuoi diritti, dobbiamo evitare che altri ve li neghino o vi chiedano di rinunciarvi. Quindi, hai una certa responsabilità se distribuisci copie del software, o lo modifichi: la responsabilità di rispettare la libertà altrui.

Per esempio, se distribuisci copie di un programma, sia gratis che a pagamento, devi dare ai destinatari la stessa libertà che ti è stata data. Devi assicurarti che ricevano o possano ricevere anche loro il codice sorgente. E devi mostrare loro questi termini in modo che loro conoscano i loro diritti.

Gli sviluppatori che usano la GNU GPL proteggono i tuoi diritti con due passaggi: (1) dichiarano il copyright sul software, e (2) ti offrono questa Licenza dandoti il permesso legale di copiarlo, distribuirlo e/o modificarlo.

Per le protezioni di sviluppatori e autori, la GPL spiega chiaramente che non c'è nessuna garanzia per questo software libero. Per il bene degli utenti e degli autori, la GPL necessita che le versioni modificate siano segnate come cambiate, affinchè i loro problemi non siano attribuiti erroneamente agli autori o alle versioni precedenti.

Alcuni dispositivi sono progettati per impedire all'utente l'accesso per installare o eseguire versioni modificare del software dentro di esse, anche se il produttore può farlo. Questo è fondamentalmente incompatibile con l'obbiettivo di proteggere la libertà degli utenti di modificare il software. Il modello sistematico di questo abuso si verifica nell'are dei prodotti per i singoli, che è esattamente dove è più inaccettabile. Quindi, abbiamo progettato questa versione della GPL per proibirnre l'utilizzo per questi prodotti. Se questi problemi sorgono sostanzialmente in altri domini, noi siamo pronti a estendere questa clausola a questi domini in versioni future della GPL, se necessario per proteggere la libertà degli utenti.

Infine, ogni programma è minacciato costantemente dai brevetti sui software. Gli Stati non dovrebbero permettere ai brevetti di limitare lo sviluppo e l'uso di software su computer per scopi-generali. Per prevenire ciò, la GPL assicura che i brevetti non possano essere usati per rendere il programma non-libero.


La parte tradotta come ho già detto è solo il preambolo. Per un testo completo(in inglese), potete andare qui.



Non ho evidenziato nel testo le parti che ritengo importanti per non influenzare la lettura, tuttavia sono convinto della superiorità sia morale sia pratica del software libero. Per cui, ogni qual volta io scriva qualcosa e lo pubblichi online, quella è la licenza che utilizzo. Il motivo principale che mi spinge ad utilizzarla (a parte il mio pensiero politico) è che solitamente programmo per passione o per interesse ad un particolare argomento e condividerlo in libertà con una comunità come internet è decisamente la cosa più gratificante.


Marco Manino

Archiviato in GNU GPL Open Source Traduzione Creative Commons

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Sistema Gillier-Pantone

La modifica di sistemi già esistenti per adattarli maggiormente all’uso è nel pensiero “hack”…

In questo articolo voglio far conoscere un sistema per economizzare carburante che funziona su tutti i motori endotermici a 4 tempi.

Il tutto è nato con l’idea di Paul Pantone, inventore americano che ha deposistato un brevetto e reso pubblici e liberi gli schemi della sua invenzione.

Inizio subito col dire che si è riferito a modelli che trattavano il vapore d’acqua come mezzo dal quale attingere energia, in questo esempio mi viene in mente la macchina idroelettrica di William George Armstrong. Questa macchina era formata da una caldaia ed un ugello, dal quale usciva il vapore d’acqua sotto pressione. Questo vapore, battendo contro una lamina opposta all’ugello, si polarizzava e quindi accumulava elettricità statica creando una differenza di potenziale tra la lamina e l’ugello.

Macchina idroelettrica

Paul Pantone prese l’idea anche dagli aerei usati nella seconda guerra mondiale, che avevano un sistema d’iniezione d’acqua nei collettori d’aspirazione per aumentare la potenza, questo sistema qualche anno fa veniva usato anche sulle macchine da F1 e ancora oggi è usato nelle macchine da Rally.

Lo schema seguente rappresenta il suo progetto:image

immagine derivata da “econologie.com" con licenza e diritti di riproduzione.

Il motore endotermico non viene modificato nella sua struttura ma viene solo modificato il sistema di aspirazione e il sistema di scarico.

Lo scarico ha il compito di riscaldare la miscela composta al 75% d’acqua e al 25% di combustibile che si trova in un bollitore posto sull’aspirazione, parte di questi gas di scarico vengono impiegati per “soffiare” dentro questo bollitore (l’effetto, per far capire il funzionamento, è quello che si ha soffiando dentro un bicchiere pieno d’acqua con una cannuccia). In questo modo si ha una miscela riscaldata dai gas di scarico e “mescolata” da queste bolle. Tutta questa miscela gassosa viene fatta passare attraverso un tubo, posto dentro la marmitta, che ha il compito di innalzare ulteriormente la temperatura, successivamente il tutto è inviato nel condotto di aspirazione del motore. Nello schema si vedono alcune valvole che servono per regolare la quantità di pressione in ogni punto.

Questo primo montaggio è applicato con successo su tantissimi motori, perlopiù agricoli; facendo una ricerca con google: “moteur Pantone" oppure "geet" si trovano un’infinità di risultati soprattutto in Francia, mentre in Italia solo ho visto solo un forum che affrontava questo argomento, peraltro terminato dopo poco tempo.

Ci sono tante teorie sul vero principio di funzionamento, alcune un po’ inverosimili ed altre basate su ragionamenti logici.

Penso che la spiegazione più razionale e logica sia quella che le particelle d’acqua, iniettate sotto forma di vapore (quindi non scisse in ossigeno ed idrogeno), raggiungano la camera di combustione e facciano aumentare il rapporto di compressione.

Nei motori endotermici un maggiore rapporto di compressione equivale ad un maggior rendimento, le particelle d’acqua contenute nel vapore sono esse stesse incomprimibili, dunque vanno ad “occupare” spazio in camera di combustione aumentando il rapporto di compressione dato il minor volume a disposizione nel quale avviene la combustione del carburante.

Un’altra ipotesi sostenibile deriva dal fatto che la combustione in camera di scoppio genera per un brevissimo tempo (ad ogni ciclo) 2000°C, i quali potrebbero dar atto ad una sorta di termolisi dell’acqua in ossigeno ed idrogeno.

In molti hanno iniziato ad usare e modificare questo sistema ottenendo risultati concreti, Antoine Gillier ha contribuito per creare un sistema che “trattasse” solo acqua vaporizzata. Quest’ultimo sistema, chiamato appunto Gillier-Pantone ha un funzionamento più semplice: solo l’acqua viene riscaldata e vaporizzata con un sistema simile al precedente ed inviata nell’aspirazione, ma i sistemi di alimentazione del motore come carburatore o iniettori, vengono lasciati (vi siete accorti che nello schema precedente mancava, volutamente, il carburatore?).

Questo suo sistema ha trovato commercializzazione da parte di aziende francesi, che hanno adattato schemi per il montaggio su auto, camion e vari mezzi di trasporto.

Il sistema Pantone ed il sistema Gillier-Pantone oltre ad economizzare carburante hanno l’aspetto positivo di far inquinare meno, basta pensare che il maggior numero di chilometri percorsi è dato dal miglioramento della combustione e dunque si riescono ad usare parte degli idrocarburi incombusti che prima andavano persi. Giusto per correlare questo con qualche dato numerico accertato, ricordo che i motori a ciclo Otto (alimentati a benzina) hanno un rendimento di circa il 30% mentre i motori a ciclo Diesel (alimentati a gasolio) hanno un rendimento di circa il 33%.

Dopo aver introdotto questi due sistemi, voglio mostrarvi dei sistemi che ho avuto modo di progettare, montare e testare personalmente su mezzi propri in questi ultimi anni.

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Questo è il mio progetto, dunque questa immagine e tutte le successive sono di proprietà del sottoscritto.

Si può notare il tubo centrale che è la marmitta, dentro il quale passa un altro tubo più piccolo, evidenziato in rosso. Sulla destra della marmitta si vede il bollitore esterno, la valvola per il livello costante dell’acqua e la presa di pressione per i gas di scarico, in alto invece il serbatoio dell’acqua.

Ecco come si presenta il montaggio completo:

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In questa foto si vede il tubo interno alla marmitta:

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In questa foto il montaggio sulla macchina:

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Il mio sistema si basa sul montaggio Gillier-Pantone, modificato opportunamente secondo il mio pensiero. Il sistema dunque "tratta" solo acqua, che prima riscaldata e poi surriscaldata viene inviata al collettore d’aspirazione.

Ho avuto modo di provare questo sistema su moltissimi tratti, ed ho scoperto che il dimensionamento del sistema (in questo caso la lunghezza del tubo interno) influisce sul tratto che si sta percorrendo: un tubo lungo, che trasferisce molto calore al vapore, va bene in autostrada, un po’ meno in città… e viceversa.

Sui tratti lunghi il cambiamento è stato soddisfacente, con un filo d’acceleratore si viaggia ad una velocità maggiore rispetto a prima (stesso tratto di strada, stesse condizioni ambientali e… rispettando i limiti!) ed ho superato i 21 km/l con una macchina che ormai ha 10 anni ed ha un’alimentazione a benzina.

Questo potrebbe essere un bel sistema da rimpiazzare alle valvole EGR moderne che dovrebbero far diminuire gli ossidi d’azoto, ma poi per mancato funzionamento i risultati sono solo macchine che “fumano nero”…

Spero che anche in Italia arrivi l’idea che bisogna mobilitarsi personalmente per poter cambiare qualcosa, in questo caso per il rispetto verso l’ambiente.

Alexandre

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